Da oltre trent’anni, Davide Buzzi attraversa il mondo della musica, della scrittura e della fotografia con la stessa urgenza di raccontare storie. Cinque album, quattro libri, concerti in diversi Paesi europei e un NAMMY Award nel 2025 per la versione americana de “La Lupa” hanno segnato il percorso di un artista capace di trasformare ogni esperienza in racconto.

Nella recente intervista a Dieci Domande, Buzzi ripercorre i primi passi tra le cantine del Ticino, le influenze di Bruce Springsteen, Bertoli e Graziani, fino alla maturità di un cantautore che ha imparato a unire rock e musica d’autore. Dalle serate nei piccoli locali al primo disco “Da grande”, fino alla nascita di brani che parlano di vita quotidiana, amori, disillusioni e, quando serve, anche di politica.

Negli ultimi anni, le missioni umanitarie in Ucraina hanno inciso profondamente sulla sua scrittura. Da queste esperienze è nato “Mykolaïv”, il nuovo singolo in uscita l’11 novembre per Pyramide Music. Tre parole lo raccontano: testimonianza, dolore, speranza. Il brano nasce dal bisogno di trasformare in musica la realtà vissuta tra sirene, bombardamenti e sguardi di chi affronta la guerra ogni giorno.

Buzzi non nasconde la sua autoironia parlando dei ritardi discografici (“Il mio calendario è un’opinione!”) e dei progetti futuri, tra cui il terzo capitolo de “La Trilogia”, Dispositivi di Segnalazione Acustica Individuale, previsto per il 2027. Intanto continua a scrivere, con una doppia anima: quella più intensa e di testimonianza, e quella leggera e scanzonata di brani come Matto di te e Adoro il mare.

> “Finché avrò qualcosa da dire, continuerò a farlo”, racconta.

La sua carriera è la prova che la musica, per lui, non è solo intrattenimento: è un modo di osservare il mondo, di dargli voce e di ricordare che, anche nei momenti più bui, la speranza trova sempre spazio tra le note.